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Lo yoga

Lo yoga, disciplina sempreverde e sempre praticata. Buono per tutte le stagioni e tutte le età, ma cosa evoca? Quali simboli si nascondono dietro la moderna declinazione dello yoga? La sua apparenza è di salutismo, introspezione, autoanalisi, superamento dei propri limiti. Nella sua versione social, però, anche tanta sensualità. Gli "yoga pant" sono un altarino addirittura dei siti porno che ne fanno filone a sé. Basta vedere le moderne insegnanti su instagram per trovarsi, diciamo così, lontani dal concetto di ascetismo, del qui ed ora, di riequilibrio energetico. Conta mostrarsi ed essere piacenti. Resi eterei dal quel connubio di spirito e corporeità. Corporeità che sembra più "Olympia" di Leni Riefenstahl che non i flaccidi guru indiani dello yoga delle foto in bianco e nero disponibili sul web. Segno dunque anche di universalismo culturale, di sincretismo e per i più ribelli anche di terzomondismo. Buono per evoliani e guevaristi lo yoga incarna la contraddizione del mondo occidentale, incapace di accettare le possibilità fuori dal suo etnocentrismo senza marchiarle. Tra un saluto al sole, yoga pant da sturbo, addomi scolpiti, gote truccate e consigli sull'aloe vera lo yoga è un significante piuttosto neutro che può assumere i diversi significati e prendere connotazioni del tutto singolari e in contraddizione tra loro. Un prodotto perfetto per l'occidente annoiato e consumistico. Si fregia anche del mito della flessibilità e dell'articolarità che è il contrasto stesso tra il vecchio e il bambino, incarnando il rifiuto della decadenza umana e ridandoci la possibilità, magari, di rimetterci i piedi in bocca come da infanti. Come miracolosamente tornati bambini. 

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