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Lo scrocchio. Semiologia della manipolazione spinale.

Lo scrocchio, l’aggiustamento delle ossa, la rimessa in bolla e in linea del corpo. Questo e tanto altro è la manipolazione spinale. Avvertenza: Qui non si fa scienza, almeno nella forma istituzionale che conosciamo, la semiologia è opera della dialettica e la dialettica è la scienza informale, ecumenica, per eccellenza. Mito moderno, mito dei social, frotte di scrocchiatori si mostrano nella performance di questo gesto misterioso. Il primo livello di analisi, la denotazione, comunica quindi aggiustamento. L’idea meccanicistica del corpo in nessun gesto è tanto presente. Troviamo tra osteopati, chiropratici e tutta la varietà dei “bonesetter” parole chiave, evocazioni limpide: “aggiustamento” “ora sei allineato” “normalizzazione” “la vertebra è ruotata e ora la rimettiamo a posto”. Frasi comuni, soprattutto rituali, funzionali ad un grande incantesimo. I detrattori parlano di pericolosità della manipolazione spinale, paradossalmente facendo il gioco di chi la pone come il più sofistica...
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Il Maschio

Maschio, maschione, maschiaccio. Quando sono andato dalla suora del nido di mio figlio a chiedere se il piccolo facesse casino la risposta è stata chiara. Il piccoletto a casa è un terremoto, è prepotente, è impunito, tira le cose, è fisico, anche eccessivamente. La risposta, con l'aria di chi dice una cosa ovvia e divertita, è stata: “è maschio. È un maschione”. la connotazione del maschio è quindi circa questa: rozzezza, violenza, prepotenza, forza fisica, irruenza, azione. In questo senso il maschio / uomo viene ben definito da alcuni modi di dire che usiamo o abbiamo usato circa tutti: “L'uomo è cacciatore” “L'uomo vero non piange”. La dicotomia maschile/ femminile passa per altro da schemi semplici ma universalmente riconosciuti e noti: maschile è logico, dominante e forte; femminile è emotivo, sottomesso, debole. La società non riesce a distaccarsi da questa concezione così come gli uomini stessi. Non importa se addirittura nella cultura pop esistano prove di una masc...

il ladro gentiluomo. Il Passatore, criminale italiano.

Il Passatore. Un argomento difficilissimo da trattare nella sintesi propria di questo format. Il Passatore è il soprannome di Stefano Pelloni, criminale romagnolo di metà ‘800. Emblema del ladro gentiluomo, del criminale buono poiché una certa vulgata lo vuole una sorta di Robin Hood nostrano, sembra che redistribuisse i suoi furti ai ricchi alla povera gente. Nella realtà sappiamo ben altro. Assediò città, torturò senza pietà, uccise numerose persone anche a sangue freddo, stuprò donne in gruppo, prese ostaggi e rapì persone. Sembra fosse anche particolarmente sadico con le sue vittime. Dalla storia ne esce un personaggio agghiacciante sebbene non poco comune nella storia d'Italia anche contemporanea. Celebrato da Pascoli come “Passator cortese” ad indicarne la nobiltà d'animo, celebrato in una gara podistica che si chiama la “100km del Passatore”, osannato da fonti locali e da una certa storiografia positiva sul fenomeno del brigantaggio, assurto a simbolo della lotta contro ...

Il romanzo (e la sua lettura)

Secoli di cultura elitaria e legata allo stato sociale hanno cristallizzato l'idea che "l'avido lettore", la persona colta, sia colui che legge romanzi. Il romanzo è la lettura "aulica" per eccellenza. Nessuno si sognerebbe mai di schifare qualcuno per non aver mai letto un libro di anatomia ma è comune che ci si senta superiori perché abbiamo letto "Cime tempestose" mentre altri no. Questo ci nobilita, ci eleva. Sembra quasi poter essere una velata accusa. "Non ha mai letto nemmeno i Malavoglia" è una frase credibile, che ha una grammaticalità sociale. Non si può dire lo stesso se proviamo a sostituire i Malavoglia con Romatoday. Pure se meno utile socialmente e singolarmente di un articolo di giornale sulla crisi climatica o di un'inchiesta sulle narcomafie, il romanzo è la perla della produzione scritta. Se chiedi quanti libri legge qualcuno l'anno intendi romanzi. Se parli di uno che ha letto tanto intendi romanzi. Sull'in...

Lo yoga

Lo yoga, disciplina sempreverde e sempre praticata. Buono per tutte le stagioni e tutte le età, ma cosa evoca? Quali simboli si nascondono dietro la moderna declinazione dello yoga? La sua apparenza è di salutismo, introspezione, autoanalisi, superamento dei propri limiti. Nella sua versione social, però, anche tanta sensualità. Gli "yoga pant" sono un altarino addirittura dei siti porno che ne fanno filone a sé. Basta vedere le moderne insegnanti su instagram per trovarsi, diciamo così, lontani dal concetto di ascetismo, del qui ed ora, di riequilibrio energetico. Conta mostrarsi ed essere piacenti. Resi eterei dal quel connubio di spirito e corporeità. Corporeità che sembra più "Olympia" di Leni Riefenstahl che non i flaccidi guru indiani dello yoga delle foto in bianco e nero disponibili sul web. Segno dunque anche di universalismo culturale, di sincretismo e per i più ribelli anche di terzomondismo. Buono per evoliani e guevaristi lo yoga incarna la contraddizio...

Duck face, le labbra a culo di gallina

Duck Face, ovvero la tipica posa social ed in generale fotografica, di un individuo, sovente di sesso femminile, con le labbra strette e protese avanti. Una posa che conosciamo tutti. Talmente nota che pure la chirurgia estetica la mima con potenti turgori e labbra eternamente atteggiate nella faccia da papera.  Segno di prontezza al bacio, di labbra carnose, di sensualità. Spesso infatti associata a sguardi ammicanti e a caratteri sessuali come seno generoso o natiche veneree (callipigia!). La Duck Face è di per sé un mini intervento estetico, rende le ragazzine più grandi e le grandi ragazzine. Riesce a creare una rugosità standard, convogliata nella sfera labiale e mentoniera, ingrandisce inevitabilmente gli occhi, traziona e annulla le rughe più visibili. Avremo tutti le stesse rughe. Oppure nessuna. Altra idiosincrasia dei tempi. La persona così atteggiata, senza più età, carica di sensualità è pronta per la condivisione social, come le star, come le influencer. Perché "se no...