Il Passatore. Un argomento difficilissimo da trattare nella sintesi propria di questo format.
Il Passatore è il soprannome di Stefano Pelloni, criminale romagnolo di metà ‘800.
Emblema del ladro gentiluomo, del criminale buono poiché una certa vulgata lo vuole una sorta di Robin Hood nostrano, sembra che redistribuisse i suoi furti ai ricchi alla povera gente. Nella realtà sappiamo ben altro. Assediò città, torturò senza pietà, uccise numerose persone anche a sangue freddo, stuprò donne in gruppo, prese ostaggi e rapì persone. Sembra fosse anche particolarmente sadico con le sue vittime. Dalla storia ne esce un personaggio agghiacciante sebbene non poco comune nella storia d'Italia anche contemporanea. Celebrato da Pascoli come “Passator cortese” ad indicarne la nobiltà d'animo, celebrato in una gara podistica che si chiama la “100km del Passatore”, osannato da fonti locali e da una certa storiografia positiva sul fenomeno del brigantaggio, assurto a simbolo della lotta contro le ingiustizie. Tornando alla semiologia:
Il Passatore evoca il desiderio infantile che qualcuno venga a salvarci dall'ingiustizia con soluzioni rapide, banali quanto inutili. Nessun povero si è mai riscattato ricevendo il soldo della corruzione; una tangente per comprarne il silenzio (questo, al limite può aver fatto il Passatore, come risulta dalle fonti nei confronti degli “sbirri” del tempo, altro che Robin Hood). Non migliorerà l'assetto di nessuna società con la ripartizione della ruberia. Non cambierà come i ricchi vedono i poveri.
È scontato ma non per il nostro io infantile che sogna solo qualcuno che ci salvi. Anche per poco.
Simbolo anche di un'Italia che non sa davvero rifiutare il propri fenomeni criminali, dal Padrino, alla Banda della Maglina, al Passatore. Quando il male diventa epica, locale o nazionale. Un'Italia che ha saputo svergognare la memoria di Indro Montanelli per la sposa bambina (cosa oggettivamente esecrabile) ma che non riesce a condannare le manifestazioni festose che sorgono attorno ad un uomo che di donne ne stuprò molte. Un'Italia sempre disunita che vede ancora nei criminali espressione di indipendenza locale. Infantilismo dei desideri e della visione della società. Il mito del Passatore parla dell'Italiano medio, un bambino che si destreggia in piccole e grandi ruberie, che non conosce l'idea della giustizia sociale se non nelle declinazioni mafiose di spartizione dei bottini, che pensa che due torti facciano una ragione.